La storia di Monzuno è simile a quella di molti altri paesi del nostro Appennino con popolazione a larga maggioranza rurale. Alcuni di loro, purtroppo, nei combattimenti fra gli eserciti che si contrapposero nel corso del secondo conflitto mondiale, rimasero completamente distrutti.
Nel dopoguerra la popolazione montanara si trasferì a Bologna abbandonando le campagne in cui viveva.
Da dati statistici del 1985, risulta che Bologna sfiorò i cinquecentomila abitanti e Monzuno circa quattromila.
Negli anni successivi avvenne poi l’inversione di tendenza. Lo spopolamento della città fu dovuto anche all’accresciuta facilità di spostamento; alla ricerca di una qualità di vita migliore e, movente non trascurabile, anche al prezzo più basso per l’acquisto delle case.
Questa premessa mi è utile per poter passare a trattare l’argomento che mi sta a cuore: la comunità territoriale.
Purtroppo nel passato, sia recente che di lungo periodo, le frazioni del Comune di Monzuno hanno sempre rivaleggiato fra loro ed in particolar modo Monzuno-Capoluogo e Vado. Io aspiro a invertire questa tendenza poiché sono convinto che ogni frazione sia importante e che, quindi, debba essere collocata sullo stesso piano, seppure con proprie esigenze e proprie problematiche, ma tutte loro comunque fanno parte del nostro Comune e, quindi, della comunità monzunese.
L’attuale Amministrazione è impegnata in una piccola “rivoluzione”, ovvero la riscoperta della comunità.
Riscoprire la comunità non significa soltanto sorreggere il proprio vicino in caso di necessità, oppure pulire davanti al proprio cancello, ma significa anche conoscerne la storia, partecipare alla vita pubblica e identificarsi con essa.
Vi invito quindi a camminare lungo i sentieri che transitano sul territorio; a frequentare tutti i borghi per apprenderne la loro storia e conoscerne gli abitanti.
L’uomo non può e non deve essere soltanto un corpo estraneo, ma deve integrarsi nel territorio stesso per contribuire alla sua salvaguardia.
La ricostruzione della comunità richiede un impegno comune: una cultura estesa della responsabilità e della reciprocità. Non essendoci risposte facili, scorciatoie o leve che ne facilitano il compito, è necessario partire dal basso, perché in uno Stato dove la burocrazia predomina su tutto, é difficile costruire dei collegamenti e infondere fiducia per stimolarne la conoscenza e la crescita. Il rapporto con il cittadino è di fondamentale importanza e, nonostante la situazione internazionale non sia delle migliori, alla quale poi si aggiungono anche i problemi ereditati, ci stiamo impegnando per fare del nostro meglio.
Abbiamo necessità di risposte nuove per poter affrontare la realtà e dare una nuova visione del futuro.
Dobbiamo lasciarci alle spalle il novecento e entrare nel terzo millennio.
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